RICONOSCERE I TEMPI _ IL NUOVO CORPO DELLA NAZIONE

Quali sono le motivazioni che determineranno la nascita di un nuovo corpo della Nazione, tanto complesso quanto originale,
come l’unione di nuove masse Italiche, nate nel Paese.
I loro figli, nati in Italia, crescono, studiano acquisiscono la cultura, la storia del Paese.
Oggi il malcontento evidente e l’accentuata insoddisfazione che oggi pervade il popolo, deriva da profonde trasformazioni sociali ed economiche che comportano tensione e ansie in tutti gli strati della società.
Noi, oggi abbiamo la presunzione di occupare un posto privilegiato nell’economia mondiale, abbiamo distrutto lo sviluppo del mercato interno ed internazionale.
Siamo un Paese in fase di sgretolamento ed è a rischio l’unità nazionale.
Questo cambiamento, voluto, incide sulle strutture sociali tradizionali ed altera le forme di vita consuete.
Possiamo immaginare quali effetti devastanti provoca sull’equilibrio e sui ritmi di vita della popolazione, che deve adeguarsi ai nuovi tempi.
Ancora maggiori sono le difficoltà, dove l’aristocrazia politica, la casta militare ed i funzionari dello Stato borghesi e liberisti, vedono nella nascita di un nuovo corpo
le antiche tradizioni e i valori ritenuti ormai sepolti.
Lo sviluppo del Corpo abbraccerà le nuove masse emergenti del paese e creerà difficoltà e problemi in special modo alle categorie su descritte, che metteranno in pericolo il loro
privilegio di casta.
La loro posizione privilegiata nella società italiana, deriva da una tradizione da loro stessi creata che gli conferisce particolari diritti e privilegi.
Noi vogliamo indebolirli, sarà inevitabile perchè le loro scelte sconsiderate si riflettono sulla famiglia e sui rapporti interni.
Rapporti che dovranno diventare sempre più tesi e critici.
L’autorità paterna simbolo di una società che è costretta a confrontarsi unicamente con problemi economici sempre più ossessivi, i giovani si rivolteranno,
si orienteranno contro la scuola.
Una scuola di regime, non veritiera ed ottusa in una mentalità borghese liberista.
Noi avvertiamo tra i giovani e gli insegnanti, l’esigenza di una adeguata riforma del sistema scolastico improntato sulle verità storiche.
Lo scopo dell’insegnamento non deve consistere di imbottire la mente dei giovani di nozioni ma, al contrario, nello sviluppare negli animi il carattere,
il senso di responsabilità di fronte alla vita, la passione per i grandi e nobili ideali.
In questa direzione un ruolo di prim’ordine deve spettare allo studio della storia che deve evidenziare come nel corso dei secoli l’uomo sia stato spinto ad
agire non solo dagli istinti e dai bisogni economici, ma soprattutto, dagli ideali del Bene, della Giustizia e della Civiltà.
L’esistenza e la nascita del corpo, dovrà essere formato da giovani studenti, sarà autonomo di fronte alle autorità.
Perché lo Stato così concepito non è all’altezza dei suoi compiti, non riesce a soddisfare la sete di uguaglianza e di conoscenza di una generazione,
ansiosa di liberarsi dagli schematismi culturali.
Il corpo sarà formato in massima parte da giovani studenti di filosofia, di teologia, di pedagogia, di ingegneria, di agricoltura, di comunicazione, di medicina.
Il futuro.
Loro creeranno una nazione diversa, la loro visione del mondo assolutamente differente da quella degli adulti.
Di fronte ad una cultura dominante, autoritaria nel senso dispregiativo, conformista e liberista borghese, mentre le tradizionali istituzioni come lo Stato, la Chiesa, la Famiglia sono in crisi, loro
non sentiranno più di poter rispettare le convenzioni e svilupperanno una severa e argomentata critica nei confronti dei consueti modelli di comportamento, propri della vita di tutti i giorni.
Loro intraprenderanno una lotta senza quartiere contro chi uccide il paese, contro coloro che avvelenano l’anima del Popolo Italiano, ma si impegneranno anche contro la società industriale e i suoi malanni.
Dall’inquinamento ed avvelenamento del terreno natio che ha raggiunto effetti micidiali.
La nozione di progresso è sotto accusa, spersonalizza l’individuo e lo rende schiavo delle macchine, non più soggetto alla propria vita, ma ingranaggio di un meccanismo mostruoso.
La nostre simpatie vanno al lavoro degli artigiani che ancora conservano la possibilità e il privilegio di sviluppare la propria creatività.
Il corpo riuscirà ad elaborare e a proporre un complesso di nuove forme di vita e di comportamento.
Innanzitutto nella lingua, nei costumi, nello stare in compagnia e nella utilizzazione del tempo libero, nella musica, nell’arte.
Il corpo acquisterà la possibilità di esprimere le proprie istanze aspirazioni, di esternare sentimenti e speranze.
Di far conoscere e ascoltare il proprio punto di vista sulle nuove scelte sociali del paese.
Il corpo deve promuovere la militarizzazione della gioventù, una militarizzazione intesa come alternativa alla vita borghese e alle sue comodità, ma anche alla sua ipocrisia e ai suoi falsi miti.
In questo senso esso contribuirà al rinvigorimento delle giovani generazioni da un punto di vista fisico e spirituale.

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Ho iniziato questa passione da piccolo dalle basi come comi di cucina,lavare i piatti,preparare le verdure e pulire in continuazione. Introduction La passione è nata quando,come si dice marinavo la scuola e dalla dispensa della cucina di mia madre prendevo un po di olio,sale pepe e tre fette di pane e 2 pomodori da insalata, per la merenda. Mi ricordo che trovai una padella di ferro,la lavai e al Giannicolo il monte di Roma, dato che abitavo in vicolo del Leopardo al n.ro 2,mi preparai per la prima volta,come se dice a Roma n'a frega de bruschette ar pomodoro. Trastevere il quartiere più popolare di Roma negli anni 60. Eravamo come si dice popolani,mia madre mi lavava il calzoncini la sera per averli puliti la mattina. Si faceva merenda con una rosetta bagnata con l'acqua e po di zucchero. C'era fame e un amico di mio padre ci regalo un sacco di lenticchie,tre mesi a mangiare le lenticchie in tutti i modi possibili. Bisognava aiutare la famiglia per cui si iniziava presto a lavorare. Da ragazzino andavo spesso in un ristorante che si trovava vicino a piazza Ippolito Nievo,di fronte abitava un mio compagno di scuola agli Orti di Trastevere,vivevano ancora nelle baracche,io ero più fortunato. Insomma al ristorante lavavo e asciugavo bicchieri e tazzine,oggi ci sono le lavastoviglie.Ogni tanto mi si aggrippa un po la mano,sarà per non farmi dimenticare da dove provengo. La scuola di vita divenne importante nel lavoro che seguì. Lavoravo (premesso che se volevi imparare il mestiere in quel periodo non ti pagavano) presso il ristorante pizzeria Romolus era situato sotto il Ponte del Papa,via Gregorio VII e imparai a fare le PIZZE, lo in maiuscolo perché la pizza prima era un'altra cosa. Chi mi insegnò era un pizzaiolo molisano,azzo era proprio bravo. Preparava l'impasto per la sera alle 2,30 del pomeriggio,impastava con le mani fino a quando lo stesso si vellutava. Lo lasciava lievitare sino alle 6,30, poi impastava nuovamente e preparava piccole palline. Le stendeva con il mattarello,le condiva, vi garantisco così a Roma non si gustano più. Poi cambiai ad andai a lavorare in in un ristorante sempre in via Gregorio VII,entrai come aiuto cuoco e pizzettaro (scusate il dialetto) C'era una cuoca romana,mi insegnò un piatto che a Roma non fa più nessuno - tonnarelli Vecchia Roma(un giorno vi farò partecipi di questa grande ricetta),ricordate Antò, me diceva sempre:tu che hai qualità, quando cucini piatti romaneschi devi usare lo strutto dosato bene,e per i fritti lo strutto vegetale,l'olio extravergine usalo solo per condire a crudo. Era il 1973 il mio stipendio mensile di 120.000 lire. Di seguito,sempre per la fame di sapere,mi impiegai presso il Ristorante dei Pontefici. Lavoravo con la titolare,la mattina aiutavo su tutte le preparazione,il pomeriggio mi fermavo,preparavo l'impasto per le pizze alla maniera molisana,e se necessario anticipavo le preparazioni per il giorno successivo. Non finirò mai di ringraziarla era abruzzese,imparai tutta la sua cucina. Esperienza di vita unica,pasta ripiena,secondi tradizionali,pasta fatta a mano,consistenza,qualità etc. Il mio stipendio mensile 190.000 lire. Poi sono diventato proprietario, in comunione con la mia faglia di un ristorante che si trovava al quartiere Flaminio - Da Sergio alla Romanina - E tutta la mia esperienza la misi al servizio degli altri. Finalmente avevo il tempo di studiare,il pomeriggio andavo a scuola presi la licenza media - il diploma in ragioneria - e lingue - mi specializzai su 5 tipi di cucina,la passione non ti abbandona mai. La prima in assoluto, alto e basso Lazio,Toscana,Ligure,Piemontese e Sarda. Lasciai la cucina,per imparare a gestire la sala.Penso che se quello che proponi e buono, ma la gestione della sala e di basso profilo, cucinare bene non ha senso,tutto si deve compensare,qualità,servizio,accoglienza,cortesia,allegria conviviale e prezzi giusti. Non volevo scrivere un libro,ma giusto per fornirvi una conoscenza più dettagliata su me stesso, e su quelle esperienze che maturano il carattere. Bragging rights Cuoco più Direttore di Albergo I classe A ispettiva

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