E’ SOLO UNA STORIA ROMANA _ ER BULLO DER P.C.I.

Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo. Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.
Quale inizio migliore per una storia di vita vissuta, in una infanzia che scorreva limpida e serena.
Può la violenza essere ragionata o dare sfogo nell’immediatezza dello scontro.
La mattina quando andava a scuola, prendeva la strada Sancta dei pellegrini, la via del carcere – oltrepassava l’arco Settimiano dove inizia la strada, la sulla destra il convento, oggi “John Cabot University”,
ieri scuola elementare “Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana”.
Mentre si avviava il rumore delle botticelle sul selciato, l’odore del ferro battuto, il profumo del pane appena sfornato, questo era il buon giorno di Trastevere.
Finita la scuola i compiti a casa e giù nei vicoli con l’amichi, per merenda mezza rosetta bagnata nell’acqua e zucchero.
All’imbrunire dopo aver bighellonato si trovò a passare a vicolo del cinque, il vicolo pieno di botteghe artigiane, si fermava e guardava il falegname mentre lavorava e segava, il fornaio che preparava l’impasto delle rosette e lì la sede del P.C.I. attaccato al Mannuia “locale alla moda negli anni 60”.
Fu strattonato e gettato a terra, una voce “tu non sei comunista e giù un calcio, se devi da sta qua te devi iscrive ar partito”
Intimidazione su un bambino di nove anni, je diede er nome e divenne comunista.
Tornò a casa, triste qualcosa cambiò in lui, divenne taciturno rimuginava come poteva lui ristabilire l’equità, ragionava, più nessuno doveva intimidirlo con la prepotenza, con l’arroganza e portagli violenza gratuita per costringerlo a fare quello che non voleva fare.
Si preparò, prese una mazzocca da carpentiere, rimediò un coltello genovese a lama fine talmente dura che si sbucciano i muri.
Er bullo passava sempre per il vicolo della Paglia, il vicolo è scuro anche di giorno con zone ombrate, erano circa le cinque del pomeriggio, lo vide presso l’androne di un condomino gli sorrise, gli diede uno sbuffotto, un urlo lancinante inondò il vicolo il ginocchio che si frantumava, cadde a faccia in giù si spacco il naso e tutta la bocca, gli salì sulla schiena, prese il coltello e giù gli staccò l’orecchio destro.
La gente correva, l’ammazza, l’ammazza. Si alzò quando videro che era un ragazzino con la mazza nella mano sinistra il coltello sulla destra, tutti si aprirono nessuno parlava.
I tresteverini lo presero e lo portarono a casa.
Quello era un infame, intimidiva tutti, la punizione per il male fatto alla povera gente.
Er bullo non avrebbe più intimidito nessuno, pulizia era stata fatta.